Go Nagai al Romics

Romics: Go Nagai, l’uomo che inventò Mazinga Z, Goldrake e Jeeg Robot

Incontro e premio alla carriera per il settantunenne giapponese, dalla cui fantasiasono nati i robot che dagli anni Settanta hanno fatto sognare bambini e adolescenti.

Per l’occasione si è fantasiosamente abbigliato come potrebbe farlo uno dei suoi (milioni) di fan nel mondo. Sotto la giacca di fattura creativa sui toni azzurro-violacei e con ampia bordatura bianca, indossa infatti una maglia con impressa l’effige di una delle tante creature nate dalla sua fantasia: Mazinga Z. Ed eccolo, mister Go Nagai, settantenne mangaka (creatore di fumetti) giapponese, figura idolatrata come una rockstar, l’uomo che dagli anni Settanta mutò radicalmente l’immaginario-bambino di almeno una generazione di giovanissimi (e non solo) dando vita a creature mitologiche (stavolta l’abusato aggettivo può starci davvero) quali Goldrake, Jeeg Robot, Devilman o il Grande Mazinga.

Go Nagai Super Robots

«Sono un fan di Franco Nero»

Eccolo a Roma ospite della fiera «Romics», dove il 9 aprile (ore 15) incontrerà il suo pubblico (un nutrito mondo di collezionisti, nostalgici, ex bambini, disegnatori, tutto un popolo che lo considera alla stregua di un semidio) e dove domenica 10 aprile (ore 12) riceverà un premio alla carriera dalle mani del protagonista (Claudio Santamaria) e del regista (Gabriele Mainetti) di un film italiano di successo (Lo chiamavano Jeeg robot) di cui lui ammette, con candore, di ignorare l’esistenza. Il suo volto però si accende, e lo sguardo si illumina, solo per ripetere più volte a mo’ di mantra, unica concessione alla lingua italiana, nome e cognome di Franco Nero, di cui invece si dichiara grande fan; per via di ruoli cult da pistolero in spaghetti western, o per quel film, La Bibbia di John Huston, tramite il quale, dice Go, «sono venuto in contatto con la cultura del cristianesimo, che prima ignoravo».

Monili con pietre azzurre «adatti per incontrare la stampa»

Goldrake e ActarusE il Nagai-pensiero, pur senza un microfono nella piena baraonda vociante della fiera, va, snocciolandosi in lunghi monologhi che però i due interpreti, evidentemente in difficoltà con la traduzione («Tu hai capito che ha detto?» si sussurrano tra loro più volte), a volte sintetizzano fino al punto di suscitare l’ilarità generale. Tipo che Go Nagai parla per quattro minuti, e loro, seri, traducono: «Ha detto sì». Ma l’uomo che inventò creature capaci di trasformarsi «in un razzo missile con circuiti di mille valvole» e in grado di mangiare indimenticabili «libri di matematica e insalate di cibernetica», quando coadiuvato da degna traduzione si dimostra flemmatico, disponibile e spiritoso, come quando rivela alla stampa il perché di uno strano bracciale al polso e di un altrettanto curioso ciondolo, entrambi sui toni del blu: «Credo nella forza delle pietre e quelle azzurre pare aiutino sia nella facilità di comunicazione, sia nel mantenere la calma. Oggi con voi ho bisogno di entrambe».

Mi sarebbe piaciuto creare Batman e Superman, ma sono nati prima di me

Lo dice dopo che qualcuno, subito prima, gli ha chiesto con piglio serio chi, tra Goldrake e Mazinga Z, sia il più forte: «Senza dubbio Goldrake», la riposta. Alla fine, sia pur a mozzichi e bocconi, si parla di tutto un po’: cose arcinote almeno per la Jeeg Generation («Sono sempre stato appassionato di mitologia greca e romana»), la passione per Dante conosciuto attraverso le incisioni di Gustave Doré, e altre meno note: «Oltre ai miei personaggi, dovessi sceglierne uno che avrei voluto creare, direi Batman e Superman, anche se non ero nato quando videro la luce (ndr: i supereroi americani sono degli anni Trenta, mentre Kiyoshi Nagai — Go è soprannome che indica grande — è nato nel 1945). Cita poi Kurosawa tra le sue auctoritates, ma rispedisce al mittente ogni accusa di istigazione alla violenza (onnipresente sopratutto alle origini): «Nei miei lavori, con i miei personaggi, cerco di aiutare i bambini a essere più forti e coraggiosi, ad avere più fiducia in se stessi. Ed è la sola responsabilità che mi piace avere». Infine, immancabili le lodi all’arte (a Roma ha già visitato i Musei Capitolini, andrà alla Sistina) e alla cucina italiane: «Ogni settimana, anche in Giappone, mangio il vostro cibo. E oggi ho scoperto la burrata». Molto meglio, pare, delle insalate di matematica.

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