Go Nagai col Grande Mazinga

Il papà di Goldrake premiato al Romics 2016

Go Nagai è considerato uno dei più grandi autori di fumetto e animazione giapponese. Dal suo genio artistico è nato un universo di personaggi che, soprattutto tra gli anni Settanta e Ottanta, ha cresciuto intere generazioni: Ufo Robot, Goldrake, Mazinga Z, Jeeg Robot, Violence Jack.

Un grandissimo innovatore sia in Giappone che nel mondo: con lui è esploso il genere Mecha, quello dei robot giganti, che hanno fatto scuola per oltre quarant’anni. In questi giorni Go Nagai è a Roma per partecipare alla XIX edizione di Romics, che si è aperta ieri alla Fiera di Roma e che dedicherà molti appuntamenti alla sua produzione, e ritirare il Romics d’Oro, il riconoscimento che viene attribuito alle personalità più importanti del fumetto e dell’animazione.

Go Nagai

Go Nagai

L’Italia è particolarmente legata a Go Nagai. Era il 4 aprile 1978 quando su Raidue andava in onda il primo episodio di Atlas Ufo Robot, la serie di animazione importata dal Sol Levante in cui il buon Actarus combatteva contro le flotte di Vega. La trama fantascientifica, i disegni ipertecnologici, le animazioni esplosive fecero dei cartoni animati giapponesi un vero fenomeno culturale di quegli anni anche nel nostro Paese.

“Ho sempre nutrito un amore particolare per l’Italia e per la sua cultura – aveva detto in quell’occasione Go Nagai in un’intervista pubblicata su Vivaverdi-Il Giornale degli Autori e degli Editori – il mio primo fumetto ispirato alla Divina Commedia dantesca risale addirittura al 1971 e in moltissimi dei miei personaggi, soprattutto in quelli delle serie robotiche, sono evidenti i numerosi richiami grafici al patrimonio artistico dell’antica Roma e del Rinascimento. È stata dunque una piacevolissima sorpresa, nonché un grande onore, scoprire che le mie opere sono state viste e apprezzate dal pubblico italiano. La scelta di voler cominciare una nuova avventura proprio dal vostro Paese ha quindi un forte valore anche sentimentale. Poi vengono considerazioni di livello più pratico: innanzitutto il fatto che SIAE rappresenti, nella vastità delle sue competenze e nella capillarità della sua organizzazione, qualcosa forse di unico nel panorama internazionale”.

Alla fine degli anni Settanta i ragazzi italiani passavano il pomeriggio davanti alla televisione in compagnia di Goldrake e degli altri guerrieri d’acciaio. Con il successo però sono arrivate anche le polemiche nate dalla preoccupazione dei genitori che le serie giapponesi trasmettessero ai giovani ideali negativi basati sulla violenza.

“Ho vissuto molto male queste critiche perché ritengo che derivino da una visione estremamente sommaria delle mie opere. Essendo nato nel 1945 da una famiglia che per gli sfollamenti ha dovuto abbandonare la propria casa, i propri beni e i propri ricordi, sono cresciuto sentendo gli adulti attorno a me raccontare tra le lacrime i fatti terribili della guerra. Perciò scoprire che qualcuno mi ha accusato di voler generare comportamenti violenti nel pubblico mi ha sinceramente ferito. Amo la pace, ma l’esperienza mi ha insegnato che per comprenderne il reale significato bisogna capire anche i veri rischi della guerra e il dolore che essa provoca, senza lasciarsi tentare da false ipocrisie”. E aveva aggiunto: “Il messaggio che voglio esprimere nei miei lavori è che solo la pace e la collaborazione possono garantire la felicità, e che quest’ultima è un bene che dobbiamo conquistare e proteggere con le unghie”.

Gli eroi giapponesi non vincono infatti con l’uso della forza bruta, ma grazie alla volontà e alla forza morale che infonde coraggio e spirito di sacrificio. Caratteristiche positive dei personaggi di Go Nagai che forse sono state sottovalutate in Occidente, e in Italia in particolare, ma che l’inventore di tanti personaggi di culto dei cartoon aveva voluto ribadire:

“Tutti sappiamo che la realtà è spesso molto più spietata di qualsiasi fantasia: un uomo, o un’intera società, quando combattono per non morire o sono incitati alla guerra da un leader scellerato o dall’istinto di sopravvivenza, possono assumere comportamenti bestiali. In una situazione simile, solo la fermezza morale, lo spirito di sacrificio, la consapevolezza di avere una missione da compiere e la capacità di discernere la realtà delle cose al di là di quello che può essere l’impeto di un momento o una deformazione mediatica degli eventi, sono elementi fondamentali per riuscire in una missione. A questi aggiungo un forte spirito di collaborazione: un eroe non è mai solo, ma ha sempre bisogno di chi lo sostenga, fisicamente e moralmente, e solo un lavoro di squadra da parte di un gruppo che condivide gli stessi ideali può condurre al successo”.

L’intervista integrale a Go Nagai di Maria Rosaria Grifone è stata pubblicata sul numero gennaio-aprile 2008 di Vivaverdi – il Giornale degli Autori e degli Editori

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