Go Nagai presenta Mazinga Z Infinity

A moderare l’incontro con Gō Nagai, padre del genere anime/manga dei Super Robot e creatore del leggendario Mazinga Z (nonché di Jeeg e Goldrake) c’era oggi alla Festa di Roma il fumettista Roberto Recchioni.

Mazinga Z nacque nel 1972, prima come manga poi a stretto giro come anime della Toei Animation, giunto nel 1980 in Italia, quando il nostro paese si era già innamorato dei Super Robot, dopo Ufo Robot e Il grande Mazinga, sempre di Nagai, ma nell’ordine originale successivi a Mazinga Z. Come Recchioni giustamente sostiene, la passione nostrana per l’anime e il manga nasce dall’accoglienza riservata al lavoro di Nagai. Dall’Italia gli arrivava tanto affetto all’epoca e gli arriva tanto affetto oggi: non per niente il nostro paese ospita l’anteprima mondiale del lungometraggio Mazinga Z – Infinity, a 45 anni di distanza dalla nascita del personaggio e del genere.

Gō Nagai è ancora stupito, dopo decenni:

“Riguardo all’accoglienza internazionale e italiana di Mazinga e degli altri robot, io in realtà pensavo in origine soprattutto all’accoglienza che gli avrebbero riservato i bambini giapponesi, non immaginavo nemmeno che avrebbe attraversato il mondo e il mare. Il fatto sia arrivato fin qui mi rende ancora oggi molto felice.”

Il legame però c’era già, a partire dalle numerose suggestioni occidentali nei suoi lavori (la sua rilettura visionaria della civiltà micenea è la più famosa):

“Non so spiegare bene perché ci sia questa connessione, sono cose che ho letto e visto sin da bambino, l’influenza è stata molto forte”.

Mazinga Z parla ancora ai bambini? Dopotutto, c’è sempre la complessa idea della macchina che può portare il bene o distruggere…

“Sicuramente noterete che anche i protagonisti sono diventati più grandi, vedrete che il personaggio è cresciuto e i temi sono più complessi, ma rimangono sempre attuali i temi originali, come l’idea di combattere il male.”

Ma Mazinga Z Infinity è un lungometraggio celebrativo, e quindi in un certo senso conclusivo, o si può considerare il primo passo di qualcos’altro? Kenji Nagai, della casa Dynamic Productions e coproducer del lungometraggio, ammette: “Ci siamo chiesti se questa sarebbe stata la fine, ma non è affatto così, anzi speriamo che nascano nuovi progetti, è senz’altro un nuovo inizio.” Yu Kanemaru della Toei Animation aggiunge:

“Questa è la nostra prima scommessa mondiale, mostrare il film a partire da un altro paese, quindi a maggior ragione lo consideriamo un primo seme.”

Il maestro è d’accordo:

“Io ho sempre puntato sul futuro, lo stile nuovo dà adito a nuove battaglie, ci saranno sicuramente grandi sviluppi. Aggiungo: mi è stato chiesto più volte se si sarebbe potuto creare qualcosa in stile Avengers, io vorrei realizzare qualcosa del genere, un universo in cui le mie creazioni si riuniscono e combattono insieme.”

Un giornalista domanda a Nagai, classe 1945, cosa pensi della deriva conservatrice del Giappone attuale. La risposta è diplomatica ma coerente con l’ideologia dell’autore:

“La situazione politica giapponese è in un momento di chiusura, se così vogliamo dire, io non dirò se è giusto o sbagliato, ma di persona sono preoccupato dei rapporti con le nazioni introno a noi e con tutto il mondo. Io vorrei che fosse data la priorità alla coesistenza.”

Questo concetto della coesistenza viene recuperato anche dai produttori, quando vengono chiamati a rispondere sul sottotesto politico del racconto: Inferno accusa l’umanità di non aver saputo gestire la pace. Secondo Kanemaru, “era importante attualizzare i temi di Mazinga, siamo in una società diversa e più complessa, e le diversità di opinioni e pensiero sui valori può essere pericolosa, perché manca uno scopo comune per fronteggiare le avversità.” Quale miglior simbolo di Mazinga?

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